domenica 5 aprile 2015

L’isola felice

di Orazio Crispo
   
   Valeva la pena affrontare un lungo tragitto per conoscere la storia di Borgo Cascino, un sogno rurale dell’agricoltura fascista sopravvissuto al regime, proiettato nello spazio-tempo e giunto intatto fino a noi grazie alla dedizione di poche famiglie solitarie e orgogliose.

   Un’isola immersa nella quiete, astorica e felice.

   Un silenzioso isolato borgo nato mentre Vittorini animava di fantasmi la sua Conversazione e Picasso, in preda ad astratti furori, dipingeva morti cavalli squarciati…

   Se la Storia è un contenitore ampio che tutto ospita, che tutto raccoglie, che tutto sopporta, alla Letteratura spetta il compito di contenere storie diverse, in chiave minore, storie immaginate e non vissute. 

   La Storia procede per fatti, la letteratura procede per narrazioni, per enigmi, per crittogrammi esistenziali. 

   L’affascinante compito di porre ordine ai differenti racconti spetta al lettore, immerso nel presente in divenire.

Foto: Alessandro Fazzi


   Partendo da questi presupposti, a Borgo Cascino è accaduto molto. 

   È accaduto che la serata ha acquistato un senso diverso perché voci nuove si sono aggiunte e hanno raccontato insieme agli Asini.

   Per la prima volta mi sembra sia avvenuta una perfetta integrazione tra la comunità errante dei lettori e la comunità stanziale dei residenti. 

   Un abitante del borgo ci ha accolto nel suo locale ed è subito diventato un protagonista assoluto della conversazione, animandola con aneddoti che fungevano da perfetto contrappunto ai nostri interventi. Forse un personaggio fuoriuscito dal romanzo, incarnatosi per unire verità e finzione, per ospitarci nel cuore antico della Sicilia, venato di spettri e paure. 

   Una Sicilia che mi sembra chiusa, sempre astorica, perché della storia preferisce dimenticarsi, sostituendola con il più rassicurante cunto, il si dice, si racconta che…

   Un’isola letteraria dunque, animata da racconti fantasiosi. Una Sicilia immaginata. 

   Ma come dicevamo prima, differenti voci si sono sovrapposte e intersecate nella notte e così ci è capitato di ascoltare una vera Conversazione in Sicilia, fatta da Danilo Dolci che con la sua maieutica sociale tentava di cambiare il destino di un paese trasparente e immobile. 

   Un uomo che parlava, chiedeva risposte, sperava nelle domande.

   Non solo, ma forse l’immagine di una più tradizionale Sicilia desolata, arida e senza acqua, è stata meglio restituita dal poeta americano, Thomas Stearns Eliot, autore della Waste Land, il poema dello straniamento che descrive la società moderna prosciugata dal vortice della storia.

   Come Guernica, come la Sicilia, come il mondo, trascinato nel gorgo della non-speranza.

   La Sicilia non è un luogo dove poggio i piedi, fatto di terra e sassi, ma un luogo dove poggio temporaneamente i pensieri, fatti di segreti e di sassi, in attesa di farli cadere nella realtà.

   Perché questa isola, sembra dirci Vittorini tra le righe del suo romanzo, è solo la metafora di un viaggio interiore.
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8 commenti:

Salvatore D'Agostino ha detto...

Orazio,
un’isola doppia di chi vive il proprio tempo nell’impossibilità di accettarla, con l’urgenza di dover arrotare le armi per cambiarla. Isolato in cerca d’isole di pensiero simili. Un viaggio per necessità, censorie, interiore alla ricerca di un’umanità non vile, supina, arresa, sconfitta. Un’umanità che in pochi anni passerà dall’astratta meschinità dell’intima difesa di necessità alla concreta azione di libertà dell’uomo.
Un libro doppio che inganna, ma ahimè, sotto il profilo della letteratura troppo politico. Un grido urgente di un letterato verso quei letterati intimisti o vili senza concreti furori.
Un libro astratto ma doppiamente reale: un uomo arreso (la realtà meschina che vive) che deve svegliarsi (l’urgenza di liberarsi da quella realtà).

Buona pasqua,
Salvatore D’Agostino

Agata Fragola ha detto...

Serata d'altri tempi quella a Borgo Cascino. Otto asini sono stati amabilmente accolti dalla piccola comunità con a capo la "memoria storica"del luogo: Colombo.
L'anziano signore, che di un personaggio di "Conversazione" condivide il nome( coincidenza) e la cui madre era a suo tempo , quella che faceva le iniezioni (altra coincidenza) potrebbe a pieno titolo, essere uscito dal romanzo di Vittorini. Egli ci comunica che la Sicilia è bella e i siciliani sono "i megghiu" e che lo scrittore non aveva capito niente.
Io penso che non è proprio così la faccenda, ma comunque....l'importante è non fare di tutta l'erba..un "FASCIO"!!!

Rosa ha detto...

Grazie Orazio per questo post che finalmente, trascorse le vorticose vacanze pasquali, ho potuto leggere nella calma quotidianità. Mi piace quando distingui la storia dalla letteratura e di quest'ultima dici che procede per narrazioni, enigmi, crittogrammi esistenziali. Distinzione che serve, a mio modo di vedere, per mettere le distanze da chi, come Cateno, nel post da lui scritto, esordisce dicendo che Conversazione è un saggio, parola che mi ha fatto balzare dalla sedia di tre metri, essendo, secondo me, inappropriata e altro dalla letteratura. Non potevi poi non parlare del signor Colombo che uscendo fuori dal romanzo ha a tratti monopolizzato la conversazione, dirottato il dialogo su altro, personalizzato il romanzo, ibridando, come dici tu, realtà e finzione. Solo un favore ti chiedo in questa sede o non sede, anzi due: il primo è di trascrivere il testo letto e tratto da La terra desolata di Eliot; il secondo è di spiegarmi il perché dell'imbuto, tu non ci crederai ma l'attenzione riposta sul signor Colombo è stata tale che ho resettato ogni cosa tu abbia detto a proposito dell'imbuto. Grazie

Orazio Crispo ha detto...

Ciao Rosa,
Il testo di Eliot è lungo, motivo per cui lo invierò "non sede"!

Sono d'accordo con Cateno; chi legge Vittorini è saggio... anche se soffre un pò!

L'imbuto

Apologia dell'imbuto.
Rappresenta tante cose.
1. la mia modalità di lettura del testo: sono stato risucchiato dal libro come in un vortice.
2. L'imbuto è anche la forma dell'Inferno dantesco, la Sicilia mi appare precipitata in un limbo-imbuto da cui non può uscire.
3. E' strumento "di visione" prospetticamente abberrata e quindi utilissimo per sintetizzare il mio punto di vista da cui vedo questa Terra desolata
4. E' luogo in cui si è precipitati...

Orazio Crispo ha detto...

Credo che però il commento arguto e pungente di Cateno meriti un approfondimento.
Infatti penso che la parola "saggio" non debba essere presa alla lettera.
In senso più generale essa potrebbe descrivere una condizione; dunque il libro rappresenta uno "stato" dell'essere siciliani in Sicilia.
Un fenomenale apologo sulla condizione umana (e per questo saggio), paradigmatico.

Vittorini ha scritto qualcosa a metà tra l'opere letteraria e l'opera poetica, emblema di un sentire che più descrive una realtà isolana e più se ne discosta, diventando specchio dell'intera desolata umanità.
(E non simbolo o metafora)

In questo modo anche l'uso della citazione di Eliot potrebbe essere fuorviante, il poeta americano non ha certo descritto una Sicilia arida e sterile, è un topos, un luogo della mente,uno spazio assoluto.
Anch'esso, quindi, due volte reale.

Orazio Crispo ha detto...

THE WASTE LAND

V "Ciò che disse il tuono" (1922)


Qui non c'è acqua ma solo roccia
Roccia e niente acqua e la strada sabbiosa
La strada che si snoda su per le montagne
Che sono montagne di roccia senz'acqua
Se ci fosse acqua ci fermeremmo a bere
Tra la roccia non si può sostare o pensare
Il sudore è asciutto e i piedi sono nella sabbia
Se solo ci fosse acqua tra la roccia
Morta bocca montuosa di denti cariati che non può sputare
Qui non si può nè stare nè giacere nè sedere
Non c'è nemmeno silenzio nelle montagne
Ma secco sterile tuono senza pioggia
Non c'è nemmeno solitudine nelle montagne
Ma rosse facce arcigne ghignano e ringhiano
Da porte di fango screpolato
Se ci fosse acqua

E non roccia
Se vi fosse roccia
E anche acqua
E acqua
Una fonte
Una pozza tra la roccia
Se ci fosse il suono dell'acqua soltanto
Non la cicala
Ed erba secca che canta
Ma suono d'acqua su una roccia
Dove il tordo eremita canta tra i pini
Drip drop drip drop drop drop drop drop
Ma non c'è acqua
...


Io trovo davvero impressionante come l'intuizione poetica possa arrivare a tanto: una descrizione così siciliana di un luogo che non è la Sicilia perchè è altro. La realtà è sempre altro, l'arte è sempre descrizione di un'alterità.

Anche in questo caso due volte reale. Più reale della Sicilia stessa.

Cateno ha detto...

A leggere i vostri commenti mi dispiace ancor più di non poter essere venuto.
Se il mio breve scritto ha fatto saltare dalla sedia Rosa, be', ha raggiunto uno dei suoi scopi. Come dice Orazio, era pungente! :D

Rosa ha detto...

Mi spiace deluderti Cateno quel che hai scritto per lo più lo sottoscrivo e condivido, non mi torna solo quando dici che la conversazione é un saggio perché non vedo né analisi critica ma pura e poetica narrazione, né solo siciliani, ma umanità dolente, per caso é Sicilia, dice lo stesso Vittorini, potrebbe esser Persia o Vattelapesca

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