lunedì 26 gennaio 2015

Vita e morte a Centuripe

di Orazio Crispo

   Ci avevamo sperato. Ci avevamo sperato perché la sede pareva quella delle occasioni importanti, dato che a nostra disposizione sarebbe stata messa la sala consiliare, il luogo dove si esercita la democrazia e dove il diritto di parola è sacro.
Il posto perfetto per gli Asini.

   Ma quando a darci il benvenuto è arrivato un impiegato comunale rigido e palesemente irritato dalla nostra presenza, abbiamo capito che avevamo atteso invano. Perché la politica non ama la cultura, non la capisce e cerca di sopportarla come un fastidio, un capriccio, una futilità opprimente…

   Purtroppo, quella sala consiliare si è rivelata come un luogo estraniante, immobile e disabitato da tempo: plafoniere senza vetri, finestre rotte, sedie consunte.
A cosa può servire un luogo così?



   Nonostante tutto e con un certo disagio, è cominciata la nostra assise, intervallata da una strana coazione mangereccia da sagra del libro. Sarà stato il freddo, l’ambiente tetro, o forse un inconscio tentativo di esorcizzare l’argomento del libro.

   Eppure qualcosa ha cambiato ritmo e ha acceso una luce diversa sulla serata. Perché gli Asini, convenuti in quella sala per parlare della morte di Ivàn Il’ìc, hanno invece portato la vita, la discussione accesa e il piacere delle opinioni contrapposte.
La democrazia della cultura.

   E quando la discussione è stata bruscamente interrotta (perché le frivolezze devono pur finire), essa si è riversata, fluida e impetuosa, dentro un bar. Come a ribadire che io non sono d’accordo con quello che dici ma sono sempre pronto a offrirti un caffè (o a morire), perché tu lo possa esprimere.
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4 commenti:

Salvatore D'Agostino ha detto...

Orazio,
per continuare con Tolstoj un impiegato “membro inutile di numerose inutili istituzioni” che senza curiosità sull’isola degli asini, avendo visto alcuni vassoi, con un tono stizzito mi ha detto “vinistivu a mangiare ca’. Non ha detto altro, oltre a puntualizzare che alle ventidue ci buttava fuori – cosa che ha fatto – fregandosene beatamente della nostra lettera che diceva che la durata dell’incontro era di due ore e mezza/tre ore.

Il viaggio dell’isola nasce scomodo e non sarà mai – per fortuna - di prima classe. Riserviamo i piani alti ai promotori culturali istituzionali, ai membri utili di numerose utili istituzioni, all’organizzatore della sagra del ciuccio antico, al poeta del vicolo degli amori perduti, allo storico filologico della borghesia illuminata di un tempo, allo studioso dei misteri delle facce megalitiche senza esser mai stato sull’Isola di Pasqua, al critico d’arte dell’artista locale di potenza universale che la critica ufficiale maltratta o sconosce, al presentare di libri di amici o di paesani diventati ‘famosi’ o degli antichi splendori del paese e a chi ama la ‘lettura’ consolante o sempre, per ritornare in versione web su Tolstoj a chi legge solo il libro di cui si parla in quel momento tra i dotti amici.

L’impiegato e Centuripe ci hanno fatto mancare un po’ di tempo (tra parentesi, lo dico qui ma senza voler fare polemica è intollerabile il ritardo, un vizio di forma di chi non rispetta l’incontro o l’ascolto con l’altro) per scandagliare con calci e ragli altri due temi del libro: la vita ‘educata’ secondo le regole conformiste della società (detto troppo poco) e l’istituzione convenzionale della ‘famiglia’.

Un saluto,
Salvatore

Rosa ha detto...

Dall'esperienza errante con l'isola e i suoi molteplici lettori, quel che ho capito è che la scelta del luogo è determinante, c'è pure chi gli attribuisce un'anima, ai luoghi, e forse non ha tutti i torti. Ecco, quell'anima in quel luogo era totalmente assente, ma questo è un rischio da correre, viceversa quale sarebbe l'alternativa? Essere statici? Darsi una sede e quindi snaturarsi, visto che l'erranza è uno degli ingredienti principali di questo pugno di lettori? Sono d'accordo con Salvo quando dice che il nostro viaggio non sarà mai con i comfort del viaggio in prima classe, ma, continuando la metafora, con tutti i disagi degli squattrinati e incoscienti senza biglietto alcuno tra le mani

orazio crispo ha detto...

Lo so bene, lo so.
Noi siamo lettori da strada, da piazza. Forse da marciapiede.
Meglio se in penombra, nascosti in qualche contrada.
Il posto migliore è per noi vicino ad un lago, vicino ad un bosco.
Meglio se nel sottobosco, adagiati sull'erba, nascosti come fanti.

In primavera, ricominceremo a Conversare ai margini di un Luogo incerto, eternamente sospeso tra metafora e realtà...

Salvatore D'Agostino ha detto...

Orazio,
bella e precisa la tua descrizione dell’isola degli asini: “Conversare ai margini di un Luogo incerto, eternamente sospesi tra metafora e realtà”.

Abbiamo definito il manifesto, adesso bisogna andare a trovare i ‘Colombo’ (la/e famiglia/e che abitano ancora Borgo Cascino) per capire come, a fine marzo, restare un po’ a chiacchierare su un libro scritto durante ‘i furori’ del fascismo e non essere presi a manganellate.

In realtà, a Centuripe, avevo in mente due date di pubblicazione del libro di Vittorini, l’inganno era dovuto a due edizioni del libro il primo nel 1941 e il secondo ‘illustrato’ nel 1953 (non 1954), la mia fallace memoria ha deciso per il secondo poiché la storia accidentata di quella pubblicazione mi è più familiare.

Un saluto,
Salvatore

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