lunedì 7 dicembre 2015

L'atlante delle nuvole a Piazza Armerina

C'è una frase di Jorge Luis Borges, uno dei più grandi scrittori del novecento come lo appella con fare sbrigativo il signor wikipedia, una frase che è gioia e delizia per ogni lettore ed è questa: "Che gli altri si vantino delle pagine che hanno scritto/io sono orgoglioso di quello che ho letto."

Noi che non possiamo sbandierare il vanto d'esser scrittori, ci limitiamo ad accodarci al vanto d'esser lettori rincarando la dose però, come direte voi, semplicemente aggiungendo a quei libri letti l'averli anche commentati e discussi con altri lettori e facendo lievitare così sul testo un extratesto, una ragnatela di rimandi, aneddoti, collegamenti con altre letture, cazzeggio, varie ed eventuali che nessuna lettura in solitaria potrebbe eguagliare. Una lettura che va per moltiplicazione e dilata l'esistenza, questo il nostro vanto.

Chiunque sia lettore e curioso può verificarlo di persona personalmente discutendo, lunedì 28 dicembre, nella casa della cultura di Piazza Armerina, del libro di David Mitchell, L'atlante delle nuvole, un romanzo articolato in sei storie che differiscono tra loro per stile, genere e ambientazione, è sempre il signor wikipedia la fonte di quest'ultima frase pic indolor. 

Stringi stringi questo è il solito invito, a leggere un libro e condividere la lettura. Chi c'è bene, chi non c'è bene comunque. 



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venerdì 4 settembre 2015

È viva la lingua o evviva la lingua?

di Agata Fragola

Che poi, dico, che ci avevano da fare di tanto importante ieri gli asini assenti? 
Dove hanno preferito errare disertando l'incontro?

Perché di sicuro hanno 'errato', infatti si sono persi una magnifica serata!

A Barrafranca, seduti in 'esoterico circolo', asini vecchi e nuovi si sono confrontati scambiando opinioni e sentimenti suscitati da un romanzo giallo con la copertina nera.




Sedie in sovrannumero hanno ospitato nuove presenze... (APPROPOSITO:  ci avete fatto caso che una di esse contiene nel cognome, anagrammato, il gene dell'asinitudine? forse un caso non è!).

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mercoledì 5 agosto 2015

I Fantastic Five a Barrafranca

Il libro scelto per il prossimo incontro è del contemporaneo Massimo Roscia (con questo cognome che ricorda un noto test per l'indagine della personalità) e s'intitola La strage dei congiuntivi. Scrive lo stesso autore: «E niente…… La stragge dei congiuntivi – lo sò percerto avendolo scritto io – non è un manuale di grammatica o un saggio di linguistica (non ostante le migliore intenzione, non ne avessi avuto le giuste conpetenze), ma puo’ essere considerato, sic et simplicita, un romanzo, piuttosto che un noir, piuttosto che un giallo, piuttosto che un poliziesco. La storia ke ho immaginato e quà vi racconto, io credo che è propio semplice: Dionisio e altri quattro stravacanti personaggi (un’analista senzoriale, un bibbliotecario, un dattilo scopista della polizia e un prof di letteratura sospeso da l’insegnamento a tempo indeterminato) non c’è la fanno piu’ a sopportare i continui mal trattamenti a cui, avvolte, è sottoposta la lingua italiana e decideno di reaggire. E lo fanno in maniera importante, violenta, incredibbile, plateale, taumaturga, stringendo intorno a se i colpevoli in un’abbraccio mortale

I cinque protagonisti sono veri e propri paladini del congiuntivo, giustizieri degli errori e dell'ignoranza, difensori della lingua e della sua bellezza. Dopo i Fantastici Quattro (o Fantastic Four abbreviato in FF), il gruppo di supereroi degli anni '60 partoriti dalla Marvel, ecco a voi, quindi, i Fantastici Cinque (o Fantastic Five abbreviato in FF), i supereroi protagonisti del libro di Massimo Roscia, pronti a tutto, anche ad uccidere, pur di salvare la grammatica. Di questa lotta impari e di questo libro a noi contemporaneo ne parleremo a Barrafranca giovedì 27 agosto. Principiatene la lettura, se volete, e siateci a Barrafranca da lettori e non lettori.
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lunedì 27 luglio 2015

Sotto assedio

di Orazio Crispo

   Con quali occhi un fotografo già famoso poteva guardare la guerra e lo sbarco alleato in Sicilia?

   Con quali occhi fissare una popolazione già povera e piegata dalle privazioni, dalla miseria, dalle bombe?

   Forse l’obiettivo non era certo mosso da pietà e da commiserazione, cioè da un autentico slancio umano; più probabilmente a scattare era la curiosità, autentica curiosità per una popolazione accasciata su se stessa, già vinta e stremata da una sofferenza lontana, ancestrale.

   Così l’aerea terra di Troina ci ha accolto, con una retrospettiva fotografica, un reportage su un pezzo di storia sepolta nella memoria e nel tempo, lampi e macerie di una guerra distante. Terribili bagliori che ci hanno raccontato di come in fondo l’uomo non impari mai a vivere in pace e in accordo con la Terra, la Vita e con la propria coscienza.

   Tale drammatica premessa ci ha come costretto a cercar rifugio in un luogo fortunoso e marginale dopo essere stati costretti dagli eventi a sfollare da diversi spazi pubblici.

   Tuttavia, mai un così casuale posto, accidentato ricovero digradante, fu più metaforico e adatto al nostro dire, al nostro continuo cercar equilibrio per non cadere, per non inciampare nella parola e nella trama, noi reduci e lettori nell'alta terra troinese.



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giovedì 2 luglio 2015

La lettura come Forma Simbolica

di Orazio Crispo


   “Item Perspectiva è una parola latina, significa vedere attraverso”. Così Albrecht Durer, il celebre critico letterario del Rinascimento, ha cercato di circoscrivere il concetto di lettura. E per quanto non sembri che questa parola latina avesse un senso così pregnante, noi vogliamo tuttavia adottare, sostanzialmente, la definizione dureriana; parleremo della lettura come di una particolare intuizione prospettica in senso pieno là dove, non solamente i singoli elementi della narrazione, le case, gli oggetti, i personaggi o le suppellettili vengono rappresentate “di scorcio” ma l’intero quadro letterario si trasforma in una finestra attraverso la quale noi crediamo di guardare lo spazio degli accadimenti, la superficie materiale della vita.


   Questa teoria potrebbe utilmente spiegare perché un gruppo di persone, le più disparate, provenienti da province diverse, appartenenti a mestieri simili ma non coincidenti, attraversino lande, dighe e contrade per giungere infine in piazze remote per parlare di libri.

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domenica 31 maggio 2015

La versione degli asini di Barney

Per questo invito alla lettura in solitaria prima e partecipata poi, si tira qui in ballo il Maupassant* di quel libro con una coppia che scoppia in cui è scritto: «I più grandi uomini sono legati al loro secolo da una debolezza». Non una, ma tante debolezze in Barney Panofsky, il protagonista del nostro libro, La versione di Barney, per l'appunto, di Mordecai Richler.

Barney è un contaballe, un guardone, un paria, un collezionista di rancori, un ubriacone, un fumatore incallito, un produttore di spazzatura televisiva, un seguace del politically s-correct, ma è anche molto altro e se ne tace volutamente per non guastare la sorpresa della lettura.

La lettura, un piacere che mai fu più pubblicizzato da molti e goduto nonché condiviso da pochi. Noi che di quei pochi facciamo parte, con la consapevolezza di non essere per questo migliori (dice bene, a questo proposito, il Barney di cui sopra quando scrive che la lettura non è segno di spessore umano, né di sensibilità), noi, si diceva (dopo questo darsi la zappa sui piedi), ci si incontra proprio per parlare de La versione di Barney a Pietraperzia, paesino della provincia ennese noto per la sua piramide, per lu signuri di li fasci e in futuro per la versione degli asini di Barney. 


*In realtà, non è Maupassant, ma J. W. Goethe e il libro è Le affinità elettive.
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mercoledì 13 maggio 2015

L'ultima palude

di Orazio Crispo 

   Indicava, una stele con un fascio littorio, la temibile presenza della Storia, quella vera, quella che passava sopra il destino del singolo uomo e lo spazzava via.

   Segnalava, il cartello, che la zona era stata bonificata, che era stata resa abitabile ciò che prima era una povera landa insalubre e malsana.

   Ma quando il destino individuale entra nella Notte, l’esistenza sembra sprofondare in una palude che nessun uomo potrà mai prosciugare. 
   Questi i segni ammonitori dell’incontro, iniziato in silenzio e agitato dalla presenza di un libro davvero strabiliante. 


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venerdì 1 maggio 2015

#ioleggoperché, sta a te prenderne il bello

Il 23 Aprile, giornata mondiale del libro, in Italia è stato il giorno di #ioleggoperché, un'iniziativa dell'Associazione Italiana Editori in cui i protagonisti sono i libri e i lettori. Di questa iniziativa, che sulla carta abbiamo criticato nella nostra pagina fb, sottolineando ciò che non ci piaceva e rilanciando un parere di Claudio Giunta, ne abbiamo parlato con chi, invece, ha aderito e in piazza è andato per promuovere il libro. 
Lei è Luisa Fiandaca, libraia per 13 anni del Biblios Cafè a Siracusa. 
Il colloquio è avvenuto su facebook in forma privata, ne abbiamo mantenuto il tono colloquiale, riportando tra parentesi l'informale.

Svoltando a destra c'era il Blibios Cafè

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lunedì 20 aprile 2015

I Lombardi di Nicosia, un'isola nell'isola. Mandorle e altre leccornie

A proposito di Conversazione in Sicilia di Elio Vittorini, trascriviamo uno scambio di mail avuto con la redazione di nicosianews a proposito del pane con le nocciole sopra di cui Vittorini parla nel libro.

- Mail 5 marzo 2015:

Gentile redazione,
voglio porvi una domanda: è mai esistito, o esiste, il pane con le nocciole sopra a Nicosia? Elio Vittorini ne parla proprio nel libro Conversazione in Sicilia, vi riporto il brano: 
«- Ma sì! - dissi io. - Era un Gran Lombardo lo stesso. E mia madre: - Come poteva esserlo se dici che un Gran Lombardo è un gran capelluto? Lui non aveva molti capelli... E io: - Che importano i capelli? Sono sicuro che il nonno era un Gran Lombardo... Doveva esser nato in un posto lombardo. - In un posto lombardo? - esclamò mia madre. - Che cos'è un posto lombardo? E io: - Un posto lombardo è un posto come Nicosia. Sai di Nicosia?... E mia madre: - Ne ho sentito parlare. E' dove fanno il pane con le nocciole sopra... Ma mio padre non era di Nicosia. - Ci sono molti altri posti lombardi, - io dissi. C'è Sperlinga, c'è Troina... Tutti i posti del Val Demone sono posti lombardi. E mia madre: - Ma lui non era del Val Demone. Non era un Gran Lombardo!»
Cordialmente,
l'isola degli asini


- Mail 6 aprile 2015:

I Lombardi di Nicosia, un'isola nell'isola. Mandorle e altre leccornie.

A proposito di Vittorini...
Più che di pane, si tratta di un dolce tipico nicosiano: "i rramë de mëndölë" (in dialetto galloitalico nicosiano) i rami di mandorle (torroncini a forma di W) di varia misura. Una base di pasta frolla (come quella di un'altro buonissimo dolce nicosiano: il nocattolo, con pasta di mandorle sopra) e cosparse in superficie di una una pioggia di mandorle sbriciolate il tutto cotto al forno.
Potete consultare il Vocabolario-Atlante della cultura alimentare nella "Sicilia lombarda" del prof. Salvatore Carmelo Trovato (nicosiano) università di Catania e prof. Alfio Lanaia, Centro studi filologici e linguistici siciliani, Università di Palermo, Palermo 2011. [...]

Cordiali saluti.
Santo Spinelli

La fotografia della piazza di Nicosia del 1950 è di Luigi Crocenzi, scattata per il libro illustrato di Conversazione in Sicilia del 1953 e riproposta in copertina, in una versione colorata, per la ristampa del 2007.
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lunedì 13 aprile 2015

Quartine in un mattatoio a Pergusa

In vista del prossimo incontro, in cui si discuterà di un libro che è un colosso, e non solo per il numero delle pagine, ossia Viaggio al termine della notte di Louis-Ferdinand Céline, si prova a semplificare e scarnificare la trama fino ad ottenerne questo scheletro qua che agitiamo sotto i vostri occhi, Ferdinand Bardamu, il protagonista e narratore del libro, che si trova a vivere sulla propria pelle le contraddizioni e miserie e ipocrisie del suo e nostro secolo, il ventesimo: la crociata infernale e apocalittica della Grande Guerra lungo le trincee delle Fiandre, la galera coloniale in Africa, l'alienazione della catena di montaggio in America, ingranaggio tra gli ingranaggi, e infine il degrado dell'estrema periferia di Parigi, discarica a cielo apertoMa lo scheletro non è nulla a paragone della carne buttata sul fuoco che è lo stile, unico, di Céline. Un impasto linguistico dove domina l'ironia, il cinismo, l'insulto, la violenza verbale, la poesia, perché in letteratura, come scrive lo stesso Céline: "La lingua nient'altro che la lingua. Il resto non conta."


Mica poco per essere il romanzo d'esordio d'uno sconosciuto dottore, noto con lo pseudonimo di Louis-Ferdinand Céline, che da subito fece scalpore. Interrogato ad un mese dall'uscita del romanzo su quale fosse il suo significato, era il 1932, Céline rispondeva: "È questo! È l'amore di cui ancora osiamo parlare in quest'inferno come se potessimo comporre quartine in un mattatoio. L'amore oggi impossibile."


Non aggiungiamo altro. Un invito è un invito, è cosa breve e secca. Se non luogo, giorno e ora dell'incontro: sabato 9 maggio in Piazza della Bonifica a Pergusa, ore 20.00. E non venite numerosi, no, venite lettori e curiosi.
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sabato 11 aprile 2015

Una sporca Conversazione, Il Popolo d'Italia, 30 Luglio 1942

A proposito di "Conversazione in Sicilia" di cui abbiamo parlato a Borgo Cascino, tanti i libri innestati e le le cose dette, tra cui questa cosa qui, datata 1942, una recensione anonima che trascriviamo integralmente:

«Per ottenere ciò che voleva, cioè una società imbecille, materialista atea e pervertita, la giudeo-massoneria aveva bisogno di una letteratura mediocre, pornografica, erotica. 

Quella letteratura venne. Si chiamò Pittigrilli, Mariani, Guido da Verona e via dicendo. Aveva bisogno di libri come questo che, in ritardo ma gagliardamente, emula le opere di quelli. Non lo nominiamo solo per non favorirgli la clientela. 


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domenica 5 aprile 2015

L’isola felice

di Orazio Crispo
   
   Valeva la pena affrontare un lungo tragitto per conoscere la storia di Borgo Cascino, un sogno rurale dell’agricoltura fascista sopravvissuto al regime, proiettato nello spazio-tempo e giunto intatto fino a noi grazie alla dedizione di poche famiglie solitarie e orgogliose.

   Un’isola immersa nella quiete, astorica e felice.

   Un silenzioso isolato borgo nato mentre Vittorini animava di fantasmi la sua Conversazione e Picasso, in preda ad astratti furori, dipingeva morti cavalli squarciati…

   Se la Storia è un contenitore ampio che tutto ospita, che tutto raccoglie, che tutto sopporta, alla Letteratura spetta il compito di contenere storie diverse, in chiave minore, storie immaginate e non vissute. 

   La Storia procede per fatti, la letteratura procede per narrazioni, per enigmi, per crittogrammi esistenziali. 

   L’affascinante compito di porre ordine ai differenti racconti spetta al lettore, immerso nel presente in divenire.

Foto: Alessandro Fazzi


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sabato 28 marzo 2015

La felice sofferenza siciliana

di Cateno Tempio

    Conversazione in Sicilia è un saggio sulla sofferenza dei siciliani. Fa sempre effetto utilizzare il plurale in questo caso: i siciliani, mentre si dovrebbe piuttosto dire il siciliano, per indicare un tipo di essere umano incapace di vedere oltre sé stesso, di contare su qualcosa – uomini, istituzioni, cose – che sia altro da sé. La sofferenza percorre quasi tutte le pagine di questo viaggio. Il viaggio è conversazione, ma se il siciliano non pensa, non è la pluralità, allora la conversazione è soliloquio. Neppure monologo, il che presupporrebbe comunque un pubblico. Nel fatto, Silvestro sembra che dialoghi solo con sé medesimo. Tutti soffrono, perché “il siciliano” soffre: soffre quando mangia un’arancia; soffre quando attraversa lo stretto (qui solo in un senso, ma soffre pure e forse ancor più quando lo attraversa nell'altro); soffre quando guarda donne denudate per l’iniezione; soffre quando beve vino in compagnia; soffre quando parla con il fantasima di un fratello defunto. «Ed è tanto soffrire?», chiesero i siciliani. Così è detto un passo prima dell’epilogo. Ma come nella vecchia barzelletta, si può dire che il siciliano è un tipo che s’offre. È dunque tanto s’offrire? Costa poi molto offrirsi al primo venuto? Non costa nulla, perché nulla il siciliano ha da offrire. O più precisamente, ha da offrire tutto, ma con la coscienza che questo tutto non vale nulla, con la consapevolezza che i furori che lo invadono non sono per nulla eroici, sono sempre astratti.




Estratto dal film Sicilia! di Danièle Huillet e Jean-Marie Straub del 1999, un adattamento del romanzo Conversazione in Sicilia

  Il popolo siciliano è una contraddizione, perché il popolo presuppone la pluralità, mentre il siciliano la sconosce. Eppure il siciliano soffre e s’offre come popolo. Ma pure: si offre e si nega; soffre ed è felice. Nessuno è felice al mondo come un siciliano, che è felice del nulla. E del siciliano, di me siciliano, apprezzo e disprezzo questo mio essere e non essere popolo, questo mio essere e non essere a un tempo, in senso assoluto; questa mia fuggevolezza perenne, inafferrabilità, inconcludenza sociale e politica, essere a un tempo dentro e fuori dalla storia, dalla cultura, dalla civiltà; essere dèi, come si dice nel Gattopardo, essere non uomini, ma incarnazioni temporanee dell’eternità dei miti.

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domenica 1 marzo 2015

Conversazioni a Borgo Cascino, Enna. Sicilia, forse.

Chi gioca solo non perde mai. Questa è una delle perle, marce, di saggezza tramandataci dai nostri padri, a ricordarci che è bene diffidare di ogni forma di "associazione" che, per un automatismo del linguaggio e del pensiero, è sempre "a delinquere". Noi che si gioca insieme ad altri lettori e che, di volta in volta, si è aperti al nuovo e all'imprevisto, di conseguenza, si perde sempre. 

Con quest'alzata di bandiera bianca, vi invitiamo, lettori e perdenti, a leggere un libro datato 1941 odissea in Sicilia, scritto da un siciliano trapiantato al nord, Elio Vittorini, e che s'intitola Conversazione in Sicilia. Su questo libro il sangue di molti critici è stato versato, ne raccogliamo alcune gocce: "viaggio poetico impressionistico", "viaggio poetico morale per recuperare il perduto senso eroico di sé" "discesa alle madri" "ritorno alle origini". Dopo tanto spargimento di sangue, noi, stringi stringi, si dice che è la storia di uno che ritorna nella sua terra, forse la Sicilia, e vi ritrova un "mondo offeso" e sconfitto, siamo ai tempi del fascismo imperante. Il romanzo, fino al midollo, ha un tono lirico e fiabesco ed è una selva oscura di simboli, messi lì per aggirare la censura e far "sfirniciare" ovvero "scervellare" il lettore nel tentativo di decifrarli.

Precipitatevi, lettori e perdenti, a comprare o recuperare dagli scaffali della vostra libreria, il suddetto libro, a leggerlo o rileggerlo e poi, se vi aggrada, a conversare con noi del libro, sabato 28 marzo a Borgo Cascino, uno dei borghi voluti proprio dal fascismo nell'ambito del programma di ripopolamento e riforma agraria del latifondo siciliano, sopravvissuto all'abbandono e popolato da una sessantina circa di persone. 
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martedì 10 febbraio 2015

Ritratto in divenire di un gruppo di lettori

Era il luglio del 2014 e a Fahrenheit, il programma radiofonico di radio 3, si parlava di gruppi di lettura. Un'occasione ghiotta per noi lettori dell'Isola degli asini che da sempre abbiamo cercato il confronto con altri lettori. Abbiamo subito buttato giù una mail, destinatario fahrenheit, che per sommi capi ci descrivesse e che Loredana Lipperini ha letto nella puntata andata in onda il 28 luglio e di cui, ahimè, non è possibile reperire l'audio sul podcast.

A quella mail, hanno fatto seguito diverse reazioni, sia su facebook sia concretamente, facendo arrivare nel gruppo persone che ora ne sono parte integrante.

Riproponiamo la mail e le reazioni anche se a distanza di tempo e anche se alcune dinamiche da allora sono cambiate. Le riproponiamo per conservare memoria, nel nostro piccolo, di chi siamo stati e siamo, del nostro essere in divenire, ritratto mosso di un pugno di lettori.
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domenica 1 febbraio 2015

È finita la morte

di Agata Fragola

Se è vero che ogni lettura rimanda ad altre letture anche in questo caso nel rileggere il romanzo di Tolstoj, la figura di Ivan mi ha riportato alla mente Z. il protagonista del romanzo “La sorella” di S. Marai.

Entrambi i personaggi infatti, subiscono una metamorfosi forzata, e l’irrompere della malattia sarà per loro occasione di “inversione” (non mi piace parlare di redenzione, termine troppo connotato di religiosità).

Così nel bel mezzo del cammin di loro vita, una vita vissuta alla ricerca del decoro (termine che ritorna più volte) secondo le regole della buona società, insomma una vita di finzione, interviene la malattia a ricordar loro che ciò di cui si erano nutriti e che avevano costruito, altro non era che un imbroglio. 

“….un enorme imbroglio che gli nascondeva la vita e la morte.”


E dunque Ivan dove si colloca? In questa vacatio, tra la vita e la morte capisce che non aveva vissuto ma era stato vissuto, questo vuoto di senso è l’horror vacui che prova anche Z. il pianista.
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lunedì 26 gennaio 2015

Vita e morte a Centuripe

di Orazio Crispo

   Ci avevamo sperato. Ci avevamo sperato perché la sede pareva quella delle occasioni importanti, dato che a nostra disposizione sarebbe stata messa la sala consiliare, il luogo dove si esercita la democrazia e dove il diritto di parola è sacro.
Il posto perfetto per gli Asini.

   Ma quando a darci il benvenuto è arrivato un impiegato comunale rigido e palesemente irritato dalla nostra presenza, abbiamo capito che avevamo atteso invano. Perché la politica non ama la cultura, non la capisce e cerca di sopportarla come un fastidio, un capriccio, una futilità opprimente…

   Purtroppo, quella sala consiliare si è rivelata come un luogo estraniante, immobile e disabitato da tempo: plafoniere senza vetri, finestre rotte, sedie consunte.
A cosa può servire un luogo così?


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giovedì 15 gennaio 2015

La vita e la morte di Ivan Il'ič a Centuripe

Nel regno del facciamo finta che, apri un libro candidamente poggiato sul comodino e ti ritrovi a San Pietroburgo e dintorni, a vivere, nel giro di poco inchiostro e ore, l'ascesa e discesa a precipizio del borghesissimo procuratore Ivan Il'ič. La sua vita vissuta all'insegna della convenzione e forma. La sua morte vissuta all'insegna della crisi e del ravvedimento.



Voi, dovunque siate, tra le mura domestiche o nel tran tran del traffico cittadino, lasciatevi turbare e attraversare dalla caduta di Ivan, dal suo grido ininterrotto per tre lunghi giorni, dal rene mobile, dall'alienazione familiare. Di questa lettura, dei suoi strascichi e sedimenti, calchi e rigurgiti di senso fatene, o meglio facciamone, moneta di scambio a Centuripe, il comune più ad est della provincia ennese, noto per la sua disposizione a stella su un'altitudine di 733 metri, noto per le sue radici lontane risalenti a oltre 4000 anni fa, di cui si trova testimonianza nel museo civico nei vari siti archeologici, noto ancora per la massiccia presenza di zolfatare e produzione di ceramiche. A sabato 24 gennaio, quindi, nel paese stella di Centuripe e la vita e la morte di Ivan Il'ič.


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